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Abbiamo visto che per poter salire su un tetto in sicurezza sia obbligatorio indossare gli specifici DPI, ma cosa succede nel momento in cui stiamo per accedere alla botola che ci porterà al di sopra della copertura?
Per poter operare secondo quanto richiesto dal Dec.Legs.81/2008, all'art.115 viene spiegato quanto segue:



Art.115 Sistemi di protezione contro le cadute dall'alto
1. Nei lavori in quota qualora non siano state attuate misure di protezione collettiva come previsto all'articolo 111, comma 1,lettera a), è necessario che i lavoratori utilizzino idonei sistemi di protezione composti da diversi elementi, non necessariamente presenti contemporaneamente, quali i seguenti:
a) assorbitori di energia;
b) connettori;
c) dispositivo di ancoraggio;
d) cordini;
e) dispositivi retrattili;
f) guide o linee vita flessibili;
g) guide o linee vita rigide;
h) imbracature.

2. Il sistema di protezione, certificato per l'uso specifico, deve permettere una caduta libera non superiore a 1,5 m o, in presenza di dissipatore di energia a 4 metri.
3. Il cordino deve essere assicurato, direttamente o mediante connettore lungo una guida o linea vita, a parti stabili delle opere fisse o provvisionali.

Il punto 1 ci dice che: in assenza di opere di protezione collettiva, dobbiamo utilizzare certe misure di sicurezza. Per misure di protezione collettiva si intendono i ponteggi o i parapetti provvisori.
Il punto 3 ci chiede di assicurare il moschettone del nostro cordino si sicurezza che si trova ancorato alla imbragatura a una guida, o linea vita ossia ci chiede di ancorarci ad un Impianto Anticaduta dalle Coperture che sia progettato, realizzato e certificato secondo quanto prescritto dalla propria normativa di riferimento, la UNI EN 795:2002

Il problema viene dal fatto che non esistono coperture che hanno un impianto anticaduta installato in maniera permanente, o meglio ne esistono poche e spesso sono state realizzate in maniera artigianale e non siamo certi che garantiscano quanto prescritto dalla loro normativa.
Come dovrebbero quindi comportarsi le amministrazioni condominiali o le aziende 'committenti dei lavori' per tutelarsi, in assenza di un impianto anticaduta sulle coperture degli stabili amministrati e non subire delle sanzioni o dei procedimenti penali?

IMPEDIRE l'accesso al tetto a chiunque non salga con il cestello o con un ponteggio!!
Come dovrebbero invece comportarsi le imprese, gli artigiani che devono lavorare in altezza e quindi salire sulle coperture?
RIFIUTARSI di salire sulle coperture sprovviste di sistemi di sicurezza oppure noleggiare un cestello!!!



La soluzione del Camion con Cestello è ottimale ma presenta uno svantaggio, è costosa. Se lavoriamo per una amministrazione condominiale non ci dovrebbero essere grosse difficoltà, noleggiare significa mediamente spendere tra costo del noleggio e pratiche di occupazione del suolo pubblico 450€ circa.
Se lavoriamo per un privato invece o per SKY significa non effettuare il lavoro per via dei costi eccessivi di noleggio e comporta quindi perdere del denaro e di certo il cliente. Inoltre non è possibile utilizzare ovunque il cestello che per via di spazi ridotti o altezze non convenzionali non può raggiungere tutte le coperture.

Infine anche nel caso della amministrazione condominiale dove si è reso necessario il noleggio del cestello bisogna considerare anche che un tetto necessita di manutenzioni ordinarie e straordinarie da parte di più figure professionali e ne consegue che in un anno potrebbe succedere questa situazione:

2 intervento Antennista per parabole spostate
1 intervento Lattoniere per grondaie intasate
1 intervento Muratore per tegole spostate dal vento
1 intervento Idraulico per controllo fumi
1 intervento Arpa per misurazione dell'elettromagnetismo
6 interventi totali x 450€ cadauno =
2.700€/anno di costo noleggio cestello per il condominio +IVA all'anno

L'alternativa sia dal punto di vista tecnico che economico a questa soluzione è quello di installare sulla copertura un impianto anticaduta a norme UNI EN795:2002 che ha un costo iniziale di piccola/media importanza ma che permetterebbe a chiunque di andare ad operare in regime di totale sicurezza nel rispetto di tutte le regole imposte dal Dec.Leg.81/2008 e nel rispetto dei costi semplificando la vita a tutti, deresponsabilizzando l'amministrazione condominiale, le imprese, gli artigiani e il cliente finale.

Gli Impianti Anticaduta devono essere installati in maniera permanente sulla copertura, che sia un piano inclinato o che sia piatto (laddove non esistono dei parapetti di altezza superiore agli 80cm cade l'obbligatorietà), e devono sottostare a delle regole prescritte dalla norma di riferimento la UNI EN 795.

L'impianto anticaduta, per definirsi tale deve essere:

Progettato da un Professionista Abilitato, Ingegnere o Architetto, che ne assume responsabilità di progettazione e ne firmerà il progetto.
Realizzato con componenti che devono sottostare ad una rigidissima norma UNI EN795:2002 che ne regolamenta la costruzione, i materiali di produzione ed i relativi carichi sostenibili
Installato in maniera permanente da un tecnico abilitato a certificare impianti anticaduta che ne certificherà alla fine dei lavori la conformità d'utilizzo e ne assumerà responsabilità di realizzazione.
NOTA BENE: Solo un impianto realizzato in questa maniera può essere considerato a norma, conforme ed essere utilizzato.

Progettato da un Professionista Abilitato, Ingegnere o Architetto, che ne assume responsabilità di progettazione e ne firmerà il progetto.
La progettazione di un impianto anticaduta permanente a norme UNI EN795, è fondamentale per poterne rilasciare la certificazione di conformità dello stesso.
Proprio perchè ogni copertura è una realtà a se stante fatta con criteri e materiali di costruzione differenti, avere un responsabile del progetto è una garanzia che quel progetto è stato valutato con attenzione e cura e che qualcuno, in ogni caso, si assumerà la responsabilità dell'aver dichiarato che il tetto era sano, costruito con perizia e che i materiali di supporto agli ancoraggi che fanno parte dell'impianto anticaduta sono adatti a sorreggere lo stesso.
Inoltre il progettista si occuperà di stabilire quali strumenti di protezione utilizzare per mettere in sicurezza quella specifica copertura per la quale si sarà fatto carico, disegnandone mappa e definendone carico strutturale.



Realizzato con componenti che devono sottostare ad una rigidissima norma UNI EN795:2002 che ne regolamenta la costruzione, i materiali di produzione ed i relativi carichi sostenibili
Gli impianti anticaduta a norme UNI EN795 sono composti da ancoraggi in classe A1 e A1 e da linee vita in classe C (vedi foto). Ognuno dei prodotti che compongono un impianto anticaduta deve essere realizzato dal costruttore secondo quanto richiesto dalla normativa, devono sottostare quindi a delle rigide prove di carico, di sicurezza, di durabilità e possedere un libretto di omologazione che ne caratterizza l'utilizzo.
Questo documento è la carta di identità del prodotto e ci permette ad esempio di capire la differenza che passa tra una progetta, testa e realizza i prodotti anticaduta ed una che invece compra da terzi le certificazioni ed i prodotti e si limita a rivendere spacciandosi per un costruttore.



Installato in maniera permanente da un tecnico abilitato a certificare impianti anticaduta che ne certificherà alla fine dei lavori la conformità d'utilizzo e ne assumerà responsabilità di realizzazione.
Questo punto è particolarmente importante poichè nel momento in cui si utilizza un impianto anticaduta si va a mettere la propria vita nelle mani di chi ha effettuato l'installazione del medesimo e dei prodotti che egli ha scelto per realizzare tale impianto.
Non tutti sanno infatti che un sacco da 100kg, lasciato cadere per una distanza di 15cm su un supporto fisso senza dispositivi di assorbimento di energia, genera un carico di circa 1500kg. Maggiore è la distanza che percorre questo sacco e maggiore sarà il carico che si andrà a creare su tale supporto.

Viene facile immaginare un sacco che cade da un tetto, imbragato e ancorato ad un palo di antenna da 45mm in acciaio zincato da 2mm e fissato su un trave di legno con due tirafondi da 8mm, che tipo di effetto possa produrre il distacco del palo dal trave e relativa caduta del sacco a terra con schianto e danni causati dal palo e dalle antenne durante la caduta a persone e cose.
L'esempio serve per far capire l'importanza di avere dei prodotti che siano testati seriamente e che sorreggano certi carichi, che per norma nel caso di ancoraggi in classe A1 e A2 devono essere almeno 1000Kg, almeno 2500kg per supporto e nelle linee vita in classe C.
Prodotti che oltre ad essere realizzati secondo certi criteri, devono anche essere stati installati in condizioni tali da garantire che in caso di caduta la parte che sostiene l'ancoraggio sia costituita da materiale adatto a sostenerne i relativi carichi.
Ecco che il tirafondo installato in una trave di legno non potrà mantenere un certo carico mentre una barra filettata in acciaio INOX contropiastrata su una parete in cemento armato con barre filettate M12 probabilmente non avrà nessun problema a garantire il proprio buon funzionamento.